Studiavo e lavoravo. Avevo una stanza in affitto a Mestre, Venezia. L’università si trovava nella famosa via Torino.
Convivevo con due brasiliani ed un coreano. Quattro camere da letto, due bagni e una cucina. Non potete immaginare quanto è stressante il traffico di Mestre, giorno e notte sempre presente. Io provenivo dalla fantastica campagna di provincia.
Il brasiliano più giovane lavorava in un ristorante. Durante il giorno non si vedeva mai, sempre chiuso in camera a dormire. Era il coinquilino perfetto per una studentessa universitaria.
L’altro brasiliano lavorava in una conosciuta azienda del posto. Io lo ricordo soprattutto con il termine “capoeira”. Era mio vicino di stanza e vi posso assicurare che tutti i giorni attendevo il crollo del muro. Ballava, salvata, faceva capriole nella sua stanza che era molto più piccola della mia. Aveva una ragazza che veniva a trovarlo a giorni alterni. A volte non si vedeva più per un paio di settimane, evento che era preceduto da urla e sbattimento di porte. La rosa, posizionata nel tavolo della cucina dopo giorni di assenza, segnava il ritorno della vip. Si, così la chiamavo, la vip, con i suoi tacchi e il suo rossetto color pink che oggi mi ricorda mia nipote.

Convivevo con tre coinquilini: due brasiliani e un coreano. Regnavano post-it, pizze prese per asporto e capoeira. Libri, lavoro, studio e palestra: che bella la vita universitaria!
Ma il coinquilino più simpatico era il coreano. Sebastiano il coreano non pronunciava nessuna parola di italiano, era qui appunto per impararlo. Odiato dai brasiliani, a me stava troppo simpatico. Era sempre chiuso in camera sua e spesso gli bussavo alla porta per mangiare una pizza insieme presa sotto casa.
Ricordo che prima di andare via gli regalai un libro, il classico libro per bambini con i disegni degli oggetti con sotto a lettere cubiche le parole come “libro”, “penna” e così via. Per fargli capire come mi chiamavo un giorno gli mostrai il dizionario della lingua italiana: “Gloria, io mi chiamo G L O R I A … I AM GLORIA!”. Questa è la fortuna di chi ha il nome nel vocabolario. Luì capì e sorrise. Mi disse che il mio nome in coreano era yeong-gwang. Bello sapere come ci si sarebbe chiamati in Corea!
Eravamo diventati amici!
Un giorno saltò la corrente in appartamento. Aveva acceso lavatrice e forno contemporaneamente. Vaglielo tu a spigare ad un coreano in Italia che non si fa! Un altro giorno, mentre stavo studiando in camera, sentii una tremenda puzza di bruciato. In cucina c’era Sebastiano che stava cucinando. Si era comprato al supermercato del pollo al banco frigo, quello dentro le vaschette di plastica bianca. Aveva messo tutto insieme dentro il forno. Adesso, io non so come siano abituati i coreani ma per fortuna in quel periodo della mia vita ero dotata di molta pazienza. La plastica praticamente si era fusa.
In cucina era pieno di post-it scritti da me, attaccati ad ogni oggetto. Non so dove il coreano andasse a studiare durante il giorno ma sicuramente ha imparato più con i miei insegnamenti a casa che a scuola. La forchetta con il post-it forchetta, il piatto con il post-it piatto, il lampadario con il post-it lampadario… ma la cosa strana era l’interno del frigo… cibo e bigliettini.
Frequentavo quattro volte a settimana un corso di acquagym alla piscina comunale. Avevo a disposizione la macchina ma durante la settimana giravo con la bicicletta tra palestra e università. Il giovedì pomeriggio cominciavo a lavorare in un negozio di computer fino la domenica. Lezione, piscina, lavoro. Lezione, piscina, lavoro.
Un giorno ero a lavorare, era circa inizio maggio 2006, stavo sistemando degli scaffali ed ebbi un principio di svenimento. Ma che mi stava succedendo?! Forse avevo mangiato poco? Sarà stato un calo di pressione e basta pensai (leggi Rivolgiamoci al medico). E via per la mia strada: lavoro, piscina, lezione. Scoprii solo dopo qualche settimana che tenevo due cuori in più, due cuori in più per la vita.
Impara!
- Aiuta i coreani in Italia, sono simpatici, ma attenzione a spiegargli bene come funzionano gli elettrodomestici in casa.
- I post-it nel frigo anche no!
- La capoeira è una cosa fantastica ma se dovete studiare meglio allontanarsi.
Raccontatemi:
- Come gestite/gestivate le vostre giornate universitarie?
- Come spieghereste ad uno straniero in Italia la nostra lingua?
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